Nel centenario della nascita di Francesco Somaini, l’Italia riscopre uno dei suoi più grandi scultori grazie all’attività della Fondazione Francesco Somaini ETS, guidata dalla figlia Luisa. Mostre, iniziative culturali e progetti espositivi riportano al centro un artista che ha saputo creare un dialogo unico tra Italia e Stati Uniti.
Le grandi metropoli americane, e soprattutto New York, furono per Somaini il luogo ideale dove immaginare monumentali ”archisculture”: opere concepite per dialogare con l’architettura e denunciare la perdita della dimensione umana nelle città moderne. Attraverso scultura e fotomontaggio, l’artista trasformava lo spazio urbano in una potente riflessione sociale.
La mostra Premonizioni, ospitata alla Biblioteca Nazionale Braidense e curata da Fulvio Irace, ha riproposto immagini visionarie come la Sfinge di Manhattan, il Colosso di New York e una Venezia simbolicamente sommersa dal degrado e dal turismo di massa. Per Somaini il fotomontaggio era uno strumento capace di rendere credibile l’impossibile, amplificando il messaggio delle sue opere.
Dopo il successo alla Biennale di San Paolo del 1959 e la personale all’Italian Cultural Institute di New York, Somaini conquistò importanti collezionisti e istituzioni internazionali, fino a ricevere commissioni pubbliche in città come Baltimora, Atlanta e Rochester.
Tra i suoi progetti più suggestivi figurano la Farfalla della solitudine, il Palazzo del Centauro e la stessa Sfinge di Manhattan, concepita come centro per spettacolo e studi audiovisivi. Opere mai pensate come semplici esercizi di stile, ma come interventi capaci di restituire significato, coscienza e umanità allo spazio urbano.
A cento anni dalla sua nascita, l’opera di Francesco Somaini continua a parlare al presente e rappresenta un ponte culturale ancora vivo tra il Belpaese e gli Stati Uniti.


